TRA DUBAI E L’OMAN In viaggio verso il Pireo

Il medico genovese che vigila da sola sulla nave senza porti 
Susy De Martini, a bordo della Viking per il giro del mondo, con 463 membri di equipaggio e (ormai) solo 8 passeggeri 

Pubblichiamo l’intervista integrale rilasciata dalla nostra socia Isabella De Martini alla giornalista Monica Bottino del Giornale di Piemonte e Liguria.

«A Dubai sono scesi tutti i passeggeri americani per tornare a casa, rimangono a bordo 8 canadesi perché il governo degli Emirati non ha concesso loro il visto di transito. E poi ci sono 463 membri dell’equipaggio… stiamo facendo rotta verso Suez, e poi al Pireo, dove speriamo ci facciano sbarcare. Come ufficiale sanitario sono l’unico medico a bordo, con me due infermiere, che non sanno intubare».  Susy De Martini, neurologa, ex parlamentare europea, ingaggiata come direttore medico dalla compagnia Viking per la nave da crociera Viking Sun, che era impegnata nel giro del mondo, è un po’ simbolo di tutti i marittimi, anche liguri, bloccati negli oceani di tutto il mondo, nell’impossibilità di essere rimpatriati a causa delle limitazioni per il coronavirus. L’abbiamo raggiunta via Skype, per farci raccontare come sta vivendo questa situazione, tanto più da unico medico a bordo, responsabile di tante vite. 

Dottoressa, intanto: state tutti bene? 
«Sì, grazie al cielo. Tutto l’equipaggio e anche gli 8 passeggeri rimasti non scendono a terra dal 9 marzo, quando abbiamo fatto l’ultimo scalo possibile, a Bali, quindi è come se avessimo già completato l’isolamento». 

Poi non siete più scesi? 
«Non è stato più possibile, nessun porto ci ha voluto. In questo momento siamo lungo le coste dell’Oman. La nostra crociera doveva terminare a Londra il 2 maggio, era partita il 2 agosto scorso… Ad ogni porto toccato abbiamo avuto la visita a bordo degli Ufficiali della Quarantena, attivi in ogni scalo. Nessun contagio. Sulla nave ci sono persone di 46 nazionalità diverse. Io sono l’unica italiana». 

C’è tensione a bordo? 
« Solo preoccupazione per il ritardo nel rientro a casa, e di quello che sta accadendo a terra, nelle varie parti del mondo. Io dispongo di un mini ospedale, con stanza da isolamento e due respiratori… naturalmente spero che non mi servano mai». 

Bali l’ultimo sbarco dunque… 
«Sì. E comunque i controlli sono stati ferrei. Io ho aspettato due ore in piena notte per poter inviare in ospedale a Bali una passeggera che aveva bisogno di una Tac urgente. La fobia del coronavirus ha fatto sì che gli ufficiali della Quarantena abbiano voluto esaminare chiunque scendesse dalla Nave, anche se colpito da un episodio vascolare cerebrale. È obbligatorio seguire le direttive del Governo locale. Per fortuna la paziente era stabile e in terapia, quindi due ore in più di attesa non sono state un pericolo per la sua vita. Ma la tensione, per chi ha la responsabilità medica come me, è elevatissima». 

Previsioni? 
«Speriamo che il Pireo ci accolga, che ci faccia sbarcare. Sennò forse potremmo arrivare fino a Gibilterra… In Italia la tappa della crociera sarebbe stata Cagliari, ma è saltata, certo che se un porto ligure ci accogliesse… non abbiamo casi a bordo, a differenza di altre navi da crociera». 

A Dubai, con la Viking c’erano altre 10 navi ferme. 
«Si, il problema dei marittimi italiani sparsi per il mondo è davvero grande… e anche per i naviganti di altri Paesi. Qui ci sono tanti indiani che fanno parte dell’equipaggio e il loro governo ha vietato loro di rientrare». 

Lei, dottoressa, dove e quando si è imbarcata? 
«Da Brisbane in Australia, il 14 febbraio scorso… l’emergenza non era ancora scoppiata, non sembrava che si sarebbe arrivati a quello che vediamo oggi. Nel frattempo la nave è ancora riuscita a viaggiare facendo tappe in Oriente, ma per precauzione poi la compagnia di navigazione ha bloccato tutti i nuovi imbarchi: il personale di bordo, che doveva ruotare con sostituzioni, è stato fermato con il prolungamento dei contratti e a Bali, dove dovevano salire altri 800 passeggeri, c’è stato lo stop ai nuovi ingressi. In ciò la compagnia ha deciso di preservare al massimo la salute di chi stava a bordo, e in effetti è riuscita nel suo intento». 

All’imbarco, le era passata per la testa l’idea che si sarebbe potuta creare una simile situazione, da affrontare da sola, a bordo? 
«Assolutamente no! Non si pensava, nessuno lo pensava, che sarebbe accaduto tutto questo. Devo dire che, grazie alle precauzioni che utilizziamo, anche in assenza di casi, a bordo siamo tranquilli. Durante le visite usiamo la mascherina. Il problema potrebbe essere qualche altra emergenza sanitaria non Covid. In questo caso le procedure per il ricovero sono davvero difficili, rese più complicate da questa emergenza». 

Allora buon rientro, speriamo presto, in Italia. 
«Adesso dobbiamo passare questo tratto di oceano infestato dai pirati. Ieri (giovedì, ndr) abbiamo imbarcato quattro tiratori scelti: li abbiamo accolti in navigazione ieri notte, con la biscaglina e barca veloce di appoggio. Abbiamo disinfettato tutto, compresi i bagagli e messi in isolamento ognuno in una cabina singola. Poi misuriamo la temperatura due volte al giorno e stiamo facendo lo screening dei luoghi visitati nelle ultime due settimane». 

Coronavirus… pirati… 
«Sicuramente non vorrei incontrare né uno né gli altri…. La compagnia sta molto attenta anche a questo pericolo: ci sono nove persone dell’equipaggio per fiancata della nave, di guardia ventiquatt’ore su ventiquattro vicino alle postazioni di idranti sempre in pressione. Anche questo è un rischio serio, speriamo che finiscano presto entrambi».

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